Una nutrita collezione di reperti archeologici – alcuni di livello notevolissimo – sono stati restaurati dalla Soprintendenza di Ragusa grazie al contributo economico della Banca Agricola Popolare di Ragusa.
 
“Si tratta di lucerne, vasetti per unguenti, di un grande e splendido cratere – spiega il Soprintendente, Antonino De Marco – che il nostro laboratorio di restauro ha lavorato con esiti che, non dovrei essere io a dirlo, sono davvero ottimi. Si tratta infatti di reperti che molte volte abbiamo recuperato in condizioni pessime, e che i miei colleghi tecnici del laboratorio hanno riportato alla originaria condizione. Il bellissimo cratere – conclude il dirigente regionale – è un pezzo recuperato grazie alla cosiddetta archeologia preventiva, che il nostro archeologo Saverio Scerra pratica da anni. Tutto questo non avremmo potuto farlo senza il fondamentale contributo del main sponsor, la Banca Agricola Popolare di Ragusa e di altri due sponsor dell’iniziativa, il Lions Club Monti Iblei e la ditta Sicilplants di Gerace e Russotto”.
 
I reperti restaurati a regola d’arte saranno collocati nel nuovo museo archeologico in corso di realizzazione al Convento del Gesù in Ibla, ma prima, appena la situazione sanitaria si normalizzerà, saranno oggetto di una importante mostra che sarà curata dalla Soprintendenza di Ragusa organizzare.
 
“La Bapr ha provveduto all’acquisto di quanto necessario ad avviare il laboratorio della Soprintendenza per riportare all’antico splendore questi antichi testimoni delle antiche civiltà in terra di Sicilia. Lo abbiamo fatto – spiega Arturo Schininà, Presidente della Bapr – per antica tradizione della nostra Banca che ha sempre sostenuto la cultura del territorio, in ogni sua forma. Tra queste – spiega il dottore Schininà – è certamente la ricerca archeologica che in queste contrade ha visto all’opera alcuni tra i maggiori archeologi italiani di tutti i tempi, da Paolo Orsi a Paola Pelagatti passando dal chiaramontano Nino Di Vita e da Luigi Bernabò Brea. Ma anche le nuove leve di giovani archeologici stanno fornendo un notevolissimo contributo, e basterebbe pensare agli scavi attualmente in corso in contrada Cifali o nei dintorni dell’aeroporto di Comiso. Il nostro intervento a favore del laboratorio di restauro della Soprintendenza di Ragusa intende sostenere la filiera e fare in modo che bellissimi pezzi prodotti da sapienti mani di artisti di venticinque secoli fa possano tornare a farsi ammirare e stimolare il culto del bello, soprattutto nelle giovani generazioni”.

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