Intervista di Milano Finanza al Direttore Generale BAPR, Saverio Continella
 

Risposta. Nel 2015 il legislatore si mosse con obiettivi e modalità che erano stati dettati dall’allora contesto economico e politico. Oggi il mondo delle banche popolari si presenta completamente trasformato, polarizzato in un perimetro di realtà ben distribuite sul territorio nazionale, caratterizzate da una reale coerenza col modello ispiratore. Tuttavia, la riforma porta ancora con sè un impoverimento dell’ecosistema del credito, avendo inciso su un attore importante e potenzialmente positivo.
 
D. Si potevano immaginare percorsi alternativi?
R. Sarebbe stato preferibile uno strumento normativo diverso dal decreto-legge, così da favorire un più ampio dibattito non solo in sede parlamentare. E facendo anche autocritica, il sistema delle banche popolari doveva probabilmente provare ad anticipare la riforma del 2015, a fronte di un contesto economico in forte crisi e un’esigenza d’intervento più volte manifestata dalla Vigilanza. È pur vero, però, che all’epoca il mondo delle popolari aveva al suo interno tante anime diverse, anche distanti tra loro. Ma tornando ai fatti di oggi, come detto, le banche popolari rimaste presentano obiettivi più coerenti tra loro. Dovrebbe essere più facile impiegare energie positive per auto-promuovere ulteriori iniziative per proseguire il naturale adeguamento del sistema popolare alle nuove esigenze del mercato.
 
D. Che futuro vede per le banche rimaste popolari in Italia?
R. La pluralità del sistema bancario e finanziario non può che essere un valore, sia per le imprese che per le famiglie. Le banche popolari, quando ben gestite, sono un presidio importante a tutela della biodiversità e assolvono a una funzione determinante nel contenere fenomeni di desertificazione bancaria che affliggono territori periferici del nostro Paese. La risposta è quindi che la sopravvivenza dell’impresa bancaria dipenderà quasi esclusivamente dalla qualità della sua governance e dall’effettiva sua capacità di fornire un’adeguata remunerazione al capitale investito.
 
D. In alcuni casi sarebbe possibile introdurre nelle popolari forme di governance in grado di bilanciare lo spirito cooperativo e le richieste del regolatore?
R. Il sistema delle banche popolari deve essere capace di innovarsi, promuovendo dall’interno le evoluzioni che i tempi richiedono. I richiami ad altre esperienze, come quelle da voi proposte, potrebbero essere certo utili quando finalizzate a conservare il buono che c’è nelle numerose popolari. Si potrebbe intanto, nell’immediato, dare contenuto concreto alle azioni di finanziamento, istituto di recente introdotto e utile a favorire, nei limiti in cui non alteri lo spirito cooperativo, la capitalizzazione delle banche che la necessitassero. Permane poi, a mio parere, l’opportunità di verificare l’attualità della soglia degli 8 miliardi di attivi prevista dalla riforma del 2015, che di fatto oggi limita lo spirito imprenditoriale di parte del sistema ed è di ostacolo a operazioni di crescita e di concentrazione, idonee a rafforzare le necessarie economie di scala e a favorire applicazioni selettive di meccanismi di protezione.
 

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